Bella domanda! La ripeto ogni giorno a me stessa, proprio perchè ….. “spesso l’apparenza inganna”!

Dovremmo ogni giorno esaminarci tutti, e chiederci: Ma io che cristiano sono? Il cristiano che all’apparenza, esteriormente si batte il petto in chiesa, recita decine di rosari, fa la comunione ma nel cuore ha un vuoto totale ed una chiusura nei confronti di Dio e degli altri, oppure sono un cristiano che va in chiesa, si reputa sempre bisognoso della grazia di Dio, ammette i propri limiti e le prorie debolezze, cerca di essere luce per gli altri ma mantiene sempre l’umiltà???

O siamo la prima categoria di “cristiani” cioè solo apparenti e senza sostanza, o siamo la seconda categoria, coerenti e consapevoli della nostra miseria umana ma tanto bisognosi e vogliosi della grazia di Dio.

Ebbene una volta riconosciuto il tipo di cristiani che siamo … non si può fare a meno di evidenziare ciò che dice la parola di Dio nel passo di S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1:

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.

Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.

La carità è paziente,
è benigna la carità;

la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;

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tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno.

Le profezie scompariranno;
il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
conosciamo infatti imperfettamente,
e imperfettamente profetizziamo;
ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

Quando ero bambino, parlavo da bambino,
pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
Da quando sono diventato uomo,
ho smesso le cose da bambino.

Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
ma allora vedremo faccia a faccia.
Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
come perfettamente sono conosciuto.

Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
ma la più grande di esse è la carità.

Cioè questo passo dice tutto: tu puoi essere un gran teologo e conoscitore perfetto della dottrina e della liturgia, ma se giudichi sempre tuo fratello sentendoti migliore di lui ….. il tuo “sapere” non serve a nulla.

Dio non ci ama e non ci accoglierà in paradiso per la scienza, la cultura, la teologia che nel corso della nostra vita abbiamo studiato, ma guarderà l’amore con cui hai svolto le tue azioni e con il quale hai accolto tuo fratello.

Rita Sberna

 


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