Un anno di Roberto Bignoli in cielo: intervista esclusiva mai pubblicata!

Oggi 13 marzo 2019, il cantautore Roberto Bignoli compie il suo primo anniversario di cielo. Tra me e lui c’era una grande amicizia, trasformatasi da subito in stima reciproca.

E’ per questo che oggi voglio pubblicare quest’intervista mai pubblicata, che gli fece in occasione dell’uscita del suo libro autobiografico “Il mio cuore canta – Medjugorje e la musica di Dio “. Sono convinta che Roberto dal cielo apprezzerà.

Il 26 agosto in tutte le librerie d’Italia di catena (Feltrinelli, Giunti, Mondadori etc) è uscito il nuovo libro autobiografico del cantautore internazionale di ispirazione cristiana Roberto Bignoli: “ Il mio cuore canta – Medjugorje e la musica di Dio edizione Piemme Incontri”.E’ un libro scritto in collaborazione con il giovane giornalista e scrittore, Andrea Pagnini e sotto la super visione della moglie Paola.

A seguire, ecco l’intervista esclusiva che ci ha rilasciato Roberto.

Roberto, perché il tuo cuore canta?

La risposta più scontata? Perché sono un cantautore di musica cristiana, ma in verità canto la gioia e la bellezza di un incontro speciale.

Un incontro che ti mette in discussione e ti fa apprezzare la bellezza della vita quando riscopri in te la fede, dono che si rivela fonte di grazia.

Un canto straordinario e contagioso che ti porta ad incontrare le persone, sia quelle serene che in difficoltà, con difficoltà esistenziali o problemi particolari, che attraverso la narrazione di alcuni passaggi della mia vita e le mie canzoni scoprono che c’è ancora speranza, ancora tempo per cambiare, che nulla è perso e si può ricominciare.

Certamente non ho la bacchetta magica ma racconto con onestà la mia vita partendo dalla disabilità, successivamente le disavventure legate alla mia infanzia, l’anarchia, il girovagare, l’abbandono a me stesso, alla droga, al carcere e crescendo alla militanza politica, la violenza e anche il desiderio di realizzare un sogno nel cassetto la musica.

I fallimenti della mia vita, ad un certo punto, grazie all’incontro con Maria, si tramutano in qualcosa di nuovo e diverso, forte e coinvolgente che ha lasciato un segno profondo e tanta pace nel mio cuore.

Era il 1984 e partii per la ex-Jugoslavia, un pellegrinaggio estremamente semplice fatto più per curiosità, che per altre ragioni, con degli amici: a Medjugorje.

Senza accorgermene mi sono ritrovato a tu per tu con me stesso, con la mia vita, e ho capito che mi si stava presentando una realtà più grande di me, così mi lasciai guidare e condurre, come rapito da una sorta di nuova musica , direi un nuovo pentagramma : l’immenso della vita che permette alle note di comporsi e creare l’armonia :  un nuovo cuore.

Ecco che  la gioia entra e diventa un canto di ringraziamento, perché scopri che la tua disabilità e la tua vita passata attraversata da sofferenze e determinate esperienze per quanto amare, dure e sofferte, ti ha poi fortificato e aiutato nella crescita ma soprattutto ha permesso al mio cuore di voler  incontrare e conoscere una mamma, Maria  che attraverso la semplicità e l’umiltà ha conquistato il mio cuore e successivamente il mio canto fino a farmi diventare un annunciatore del suo Amore perché ho compreso che  l’arte e la musica, erano un dono gratuito del Signore, che poteva diventare strumento per il bene.

Leggendo il tuo libro, ho letto più volte questa frase “non sono un convertito”. Perché?

Ritengo la parola “conversione” molto grande e direi anche senza una fine, la fine forse sta nella Santità. Credo che ogni giorno è un occasione per scoprire la bellezza di un cammino, di un incontro, la fede ti mette ogni giorno in gioco e in discussione, e la Parola, il Vangelo, sono la guida.

Ecco che ogni giorno è un buon motivo per la conversione, quindi, perché dire “sono un convertito”? Sarebbe come dire “ho raggiunto il settimo cielo e mi siedo sul trono ammirando questa santità!” Che in realtà non ho raggiunto e non mi appartiene.

Trent’anni fa ho incontrato il Signore per mezzo di Maria e sto ancora camminando, ho molto ancora da apprendere, da ascoltare e da interiorizzare, da fortificare e da far crescere nella fede, ancora molto per la Santità, quindi ripeto che ogni giorno può essere un occasione di cambiamento e di approfondimento di questa piccola e grande parola che è “conversione”.

Affermo spesso questo, perché quando incontro le persone, voglio far capire che al di là della mia storia e del mio cambiamento, sono una persona normalissima, come tutte le altre.

Indipendentemente dal fatto che salgo sul palcoscenico o chi ascolta pende dalle mie labbra, non voglio che le persone mi guardino o ascoltino come una sorta di “Dio vivente” o idolo. Desidero che mi vedano per quello che sono, cioè come tutti, in discussione con me stesso e che se sto su quel palco è per condivisione, per fare un pezzo di strada insieme, non per essere una star, e incontro le persone che la provvidenza mette sul cammino della mia vita.

Cerco, come molti, di seguire e raggiungere ciò che Maria ci dice attraverso i suoi messaggi, che non sono altro, che un richiamo continuo a vivere il Vangelo nella nostra vita. Raggiungere l’obiettivo non è facile, direi che è molto faticoso, la strada è lunga e stretta, ma appartiene a tutti e il traguardo è la santità.

Ma non dobbiamo temere perché se siamo uniti alla Chiesa e ai sacramenti riceviamo anche la forza e la grazia per proseguire il cammino e superare gli intoppi dati dal peccato, dalle nostre incoerenze e debolezze.


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