Intervista all’ex Parlamentare del Pd Mario Adinolfi, sostenitore ed uno tra gli organizzatori del Family Day che ha visto presenti in piazza, milioni di famiglie.

Oggi secondo lei, la maternità viene mercificata con l’utero in affitto?
Mi sembra un fatto evidente. Io sono nato da un incontro di libero amore gratuito, tra mia madre e mio padre, e tantissime altre persone che ho incontrato durante le mie 125 conferenze, hanno affermato di essere nate da un libero incontro d’amore, tra i propri genitori. Invece, immaginiamoci quei bambini che hanno due papà, perché sono stati comprati tramite l’utero di una donna, che magari in condizioni di bisogno ha venduto una parte del suo corpo.
L’elemento della compravendita e della mercificazione, se entra a far parte della vita umana, trasforma le persone in cose.
Dunque io sono molto preoccupato perché il mondo in cui vivremo, trasformerà le persone in oggetti e sappiamo che gli oggetti deteriorati possono essere facilmente eliminati.

Qual è il suo punto di vista sul matrimonio tra omosessuali?
Come ho appena detto, sono contrario alla mercificazione della maternità e dunque non posso essere d’accordo con il matrimonio tra omosessuali.
La sola definizione “matrimonio” punta a due obiettivi, uno dei quali è la costruzione di una famiglia omosessuale. Purtroppo due gay, non hanno altre modalità se non quella che loro chiamano “gestazione di sostegno” cioè l’utero in affitto.
Tutto questo lo considero estremamente pericoloso per lo svilupparsi della società.

Secondo lei, in Italia c’è una propaganda del transessualismo?
C’è una propaganda evidente. Se per esempio Luxuria partecipa all’Isola dei Famosi, vince “L’Isola dei Famosi”. E’ una cultura preoccupante, e secondo me è anche irrispettosa per i soggetti transessuali, e questo commercializza tutto e rende oggetto di baraccone e di spettacolo. La cosa che mi preoccupa davvero è l’ideologia “Gender” secondo la quale non siamo maschi e femmine ma possiamo scegliere di volta in volta, se essere un maschio o essere una femmina, e tutta questa cultura è stata introdotta addirittura nelle scuole a partire dai bambini di 3 anni.
Le scuole non devono essere campi di rieducazione, non sono luoghi biologici, ma sono dei luoghi dove si ragiona. Non siamo persone che diventano donne o diventano uomini, ma siamo uomini, siamo donne, siamo maschi e siamo femmine.
Questa è la verità della situazione.

Servizio di Rita Sberna


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