Non conoscevo quest’aspetto così intimo e privato della vita della cantante siciliana Silvia Salemi. La ricordo ancora cantare al Karaoke nel programma condotto da Fiorello … e la sua bellissima canzone “A casa di Luca” che le ha permesso di partecipare al Festival di Sanremo nel 1997 è stata uno dei primi spartiti musicali che ho imparato a suonare con la mia tastiera. Ho dei bei ricordi legati alla mia infanzia, di Silvia Salemi, reduce dal Festival di Castrocaro per ben 4 edizioni.

Silvia oggi vive a Roma con il marito Gian Marco Innocenti, hanno due bambine,  Sofia e Ludovica, di 13 e 10 anni. E’ ammirevole che per ben 10 anni la Salemi abbia deciso di stare lontana dal palcoscenico per prendersi cura delle sue bambine.

In questi giorni ha rilasciato un’intervista a Credere, mediante la quale Silvia, parla della sua fede e della sua infanzia: “La mia infanzia è stata difficile e sono anche cresciuta in un contesto familiare poco abbiente: all’epoca la sanità non sosteneva le famiglie e, per curare mia sorella, i miei avevano contratto dei debiti. Avevo però fame di vita e questo mi ha dato il giusto slancio per desiderare di ribaltare la situazione”.

Sappiamo bene che è uscito il suo nuovo brano “Era digitale” e a proposito di questo, la cantante spiega al giornale Credere come sia nata questa canzone:

«Le parole del Santo Padre sono sempre ricche di verità sulle quali riflettere: ha una capacità straordinaria di sollevare domande che, per la loro attualità, non interpellano solo i cattolici ma anche chi non crede. Avevo in mente questa canzone già da un po’ di tempo: la melodia era pronta, ma non riuscivo a centrare bene il messaggio. Le parole di Francesco sono state come una luce che rischiara la notte: in particolare mi ha colpito molto quando ha parlato dell’era digitale, ricordando ai ragazzi che essere connessi non basta per amare e sentirsi amati. Ha ragione: dobbiamo tornare a vivere di incontri, di presenze, di rapporti caldi, sinceri, umani. Ho quindi voluto mettere la mia musica al servizio di questo messaggio, per farlo riverberare».

E’ bello anche leggere le sue affermazioni per ciò che riguarda la vocazione ad essere mamma, il matrimonio, la scelta di sua madre di non abortire ma di portare avanti la gravidanza, il lutto della sorella morta quando la Salemi aveva solo un anno e mezzo. In varie interviste, Silvia si è aperta a 360°.

Essere mamma è una vocazione

«Vocazione vuol dire vocare: chiamare. Fin da piccola sognavo di avere dei figli, anche perché la famiglia è sempre stata un punto di riferimento cruciale per la mia vita. I miei genitori sono insieme da 48 anni: sono cresciuta con la consapevolezza che il mondo poteva crollare, i governi cadere e le mode cambiare, ma i miei sarebbero stati sempre lì, insieme e al mio fianco. La maternità è quindi sempre stata un desiderio viscerale ma, forse anche per la mia giovane età, non l’ho mai vissuta come un diritto da rivendicare: il figlio è prima di tutto un dono. Volevo trovare l’uomo giusto. Quando ho incontrato mio marito ho capito che era lui la persona che il mio cuore aspettava: un uomo profondo, che credeva con ancora più fervore di me nei valori della vita, tant’è vero che a 40 anni non si era ancora sposato perché era consapevole dell’importanza del sacramento e aspettava la persona giusta. Ci siamo subito innamorati e, sinceramente, ci saremmo sposati anche dopo un solo mese. Abbiamo però deciso di fare le cose per bene: ci siamo conosciuti con calma e lui è addirittura sceso in Sicilia per chiedere la mia mano a papà» (Ibidem).

Il matrimonio è un sacramento: “Finchè morte non ci separi”

«Sì, e le dirò di più: per me è davvero “finché morte non ci separi”. Non lo dico perché temo una punizione divina: non rompiamo la promessa per timore del castigo di Dio, ma perché ci affidiamo, lasciandoci portare per mano. Non siamo bigotti ma solo felici e abbiamo scelto di affidare la nostra unione alla Chiesa perché ci consideriamo figli. Quando canto, tengo il microfono con la mano della fede perché è un legame, quello sponsale, di cui sono molto orgogliosa» (Credere).

“Sono nata perchè mia madre si è affidata a Dio e non mi ha abortita”

La scelta della madre era molto difficile, all’epoca aveva una figlia malata e un’altra in arrivo. Solo la fede e la fiducia in Dio le ha dato la forza di andare avanti.

«Nella fede ci sono letteralmente nata: se sono qui è perché mia madre ha scelto di non abortire. I medici le avevano consigliato di valutare questa opzione: mia sorella era malata di leucemia e, da lì a poco, sarebbe mancata. Se mia mamma ha portato avanti la gravidanza è solo perché si è affidata a Dio. Inoltre mi ha trasmesso il valore fortissimo della Provvidenza, in cui credo profondamente: la Provvidenza mi ha continuamente lanciato delle liane, alle quali potermi aggrappare, e la matassa dei problemi finiva sempre per sbrogliarsi…» (Ibidem)

Laura muore e Silvia si chiude in un mutismo

La sorella maggiore muore a causa della leucemia, per Silvia è un colpo al cuore e i genitori non riescono a consolarla. Si chiude in un mutismo non parlerà per diverso tempo. Ma un giorno Silvia apre un cassetto (aveva 5 anni) e in un registratore sente la voce della sorella, grazie a quella voce ritrova la sua:

«Avevo 5 anni e scopro un registratore: vi era registrata la voce della mia sorellina, le sue ultime parole. Lei, che evidentemente sapeva che stavo per nascere ma non sapeva che stava per morire, pur capendo che non ci sarebbe stata più, giocava a lasciarmi una specie di testamento, dicendo: io, Laura, siccome sto per andare da Gesù, lascio a Silvia il mio Pinocchio, la mia bici rossa…» (Corriere)

E’ la sorella Laura che spinge in qualche modo Silvia a parlare

«Dopo aver trascorso un anno, di nascosto, a esercitarmi, finalmente mi convinco che la mia voce non sarebbe più sparita, perché era questo che temevo di più. E un giorno, quando mamma mi porta a scuola e mi saluta dandomi un bacio sulla fronte, le dico ciao mamma. Lei, che praticamente non conosceva la mia voce, resta stordita, mi guarda e scoppia a piangere» (Ibidem)

E poi arriva il canto … e la sua voce diventa un talento

«Rispetto la musica sacra e il filone christian rock/pop, ma il mio approccio è un po’ diverso. Credo che la testimonianza in musica sia come quella in casa, con i figli: non sono le parole, ma l’esempio a fare la differenza. Si può essere testimoni di fede semplicemente portando avanti un’idea di famiglia, di matrimonio, di lavoro. Tra l’altro, in questo modo si può arrivare davvero a tutti, superando le possibili reticenze di chi non condivide la stessa fede» (Credere)

E sulla provvidenza e l’affidamento a Dio dice:

«(…) In ogni cosa c’è del buono e c’è del marcio. Blaise Pascal, seguendo sant’Agostino, diceva: “C’è abbastanza luce per chi vuol vedere e abbastanza buio per chi non vuole vedere”. Siamo noi a fare la differenza: chi emerge è chi decide di guardare al positivo e provare a dire la sua. La Provvidenza, poi, ci guarda le spalle» (Ibidem).

Ci tengo a dire che leggendo queste sue dichiarazioni sono rimasta ancora più colpita dalla persona di Silvia e affascinata. Adesso capisco perchè mi è sempre piaciuta sin da bambina.

Rita Sberna

 

 


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