“Fratelli e sorelle”, questo è il saluto del sacerdote sull’altare, ma anche di molti gruppi di preghiera in cui ci si sente e ci si tratta da veri parenti, con veri legami che vanno aldilà della parentela: con Cristo e Maria, siamo tutti un’unica famiglia.

E come in ogni famiglia, vi sono le gioie e i dolori da condividere, gli abbracci e le pacche sulla spalla ma anche i diverbi.

Come in ogni famiglia al centro di tutto bisogna mettere il dialogo: perchè è con il dialogo che si cresce ed insieme si impara a conoscerci.

Ma come in ogni famiglia, capita che nascono screzi, gelosie e invidie e queste sono le cause di distruzione di ogni genere di rapporto.

Sta a noi essere una famiglia, un gruppo di preghiera, una comunità unita!

Il segreto sta anche nel saper condividere e rendere partecipi gli altri delle nostre gioie e non soltanto dei dolori, perchè se condividi solo il tuo dolore, è come se in un certo senso cerchi appoggi, consolazioni, attenzioni … invece se condividi anche le tue gioie, dai parte della tua gioia agli altri.

La comunità è nelle piccole cose. Molti gruppi di preghiera si riuniscono settimanalmente per pregare e per crescere spiritualmente, ma come tutte le cose, i rapporti vanno curati e annaffiati aldilà della preghiera e dell’appuntamento settimanale.

Se giorno per giorno non dò acqua alla pianticella, prima o poi appassirà. Noi siamo anime infuocate dallo Spirito Dio e sta a noi infuocare gli altri giorno per giorno, attimo per attimo, questo lo si fa spontaneamente col cuore, non ci sono indicazioni, giorni oppure orari prestabiliti.

A volte un messaggio, una chiamata, un incoraggiamento aldilà del gruppo di preghiera e dell’appuntamento fisso …. può cambiare la giornata di qualcuno, può farsì che quel qualcuno si senta amato. Pensiamoci!

Rita Sberna

 


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