Pope Benedict XVI, left, flanked by the personal secretary Monsignor Georg Gaenswein, reads his message during the general audience he held in the Paul VI hall at the Vatican, Wednesday, Jan. 9, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

Il segretario di Ratzinger: «chi dubita di Papa Francesco ha poco senso della Chiesa»

Articolo Originale clicca qui . – Dalla casa di Benedetto XVI -il monastero “Mater Ecclesiae” in Vaticano dove il Papa emerito ha scelto di abitare dopo la rinuncia al pontificato-, arrivano altre prese di distanza dal fenomeno antipapista e antibergoglio generato in una parte del tradizionalismo (-ismo, è sempre un’ideologia, come progress-ismo) cattolico in nome di una sentimentale nostalgia del pontificato ratzingeriano.

Addirittura dubitano della rinuncia di Benedetto XVI e della validità dell’elezione di Papa Francesco. Ma perché accade questo? E’ forse mancanza di senso della Chiesa?, ha chiesto recentemente l’intervistatore Gian Guido Vecchi a mons. Georg Gänswein, segretario personale di Ratzinger, che condivide ogni pomeriggio con lui da quando è avvenuta l’abdicazione nel febbraio 2013. «Sì, i dubbi sulla rinuncia e l’elezione nascono da questo», la risposta. E’ chiaro che si riferisca anche al giornalista Antonio Socci, autore di un intero libro su questo, e a diversi altri intellettuali. Loro si dicono “cristiani amanti della verità” ma oggi vengono definiti dal segretario personale di Benedetto XVI persone con «poco senso della Chiesa».

Rispetto alla rinuncia del Papa emerito, ad esempio, il giornalista Socci teorizza un «attacco occulto» contro Benedetto XVI nei suoi articoli su “Libero”, ma mons. Georg risponde: «Benedetto stesso ha detto di aver preso la sua decisione in modo libero, senza alcuna pressione. E ha assicurato “reverenza e obbedienza” al nuovo Papa. Benedetto XVI è convinto che la decisione presa e comunicata sia quella giusta. Non ne dubita», ha proseguito il segretario personale di Ratzinger. «È serenissimo e certo di questo: la sua decisione era necessaria, presa “dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio”. La consapevolezza che le forze del corpo e dell’animo venivano meno, di dover guardare non alla propria persona ma al bene della Chiesa. Le ragioni sono nella sua declaratio. La Chiesa ha bisogno di un timoniere forte. Tutte le altre considerazioni e ipotesi sono sbagliate». E’ stato «un grandissimo atto di governo della Chiesa».