Foto di Constance Kowalik da Pixabay

A parlare è Franco Cardini, uno studioso cattolico che mette in guardia dalla divinizzazione della scienza e dice che “abbiamo perso il senso del sacro”.

E’ stato intervistato da La Stampa, dal giornalista Giacomo Galeazzi. Ha rilasciato una lunga intervista dove dà voce a tutti quei fedeli “amareggiati” dalla decisione di chiudere le chiese.

Cardini ha risposto a una delle domande del giornalista, spiegando come si comportavano i cristiani del passato d’innanzi ad un emergenza come la pandemia che viviamo oggi: «Una volta si aveva fede. Fino alla rivoluzione industriale, si sapeva poco della trasmissione dei virus. La medicina dell’epoca pensava che il contagio avvenisse per la corruzione dell’aria. La teoria aristotelica dei quattro elementi (terra, aria, fuoco e acqua) valeva per la composizione sia del mondo sia del corpo umano. Se uno dei quattro elementi si alterava, se un umore si corrompeva, allora si manifestava la malattia. Il compito della scienza era quello di cercare di riequilibrare gli umori nell’organismo».

Cardini sottolinea il tipo di “fede” che prevale attualmente: «Una fede fragile e individualista. La nostra fede in Dio zoppica. Oggi non faremmo mai una novena affinché Dio ci liberi dall’epidemia. Sarebbero gli stessi medici cattolici ad ammonirci di pregare in casa. L’epidemiologia moderna è un incentivo alla nostra carenza di fede. Siamo dentro un cortocircuito da cui non riusciamo a uscire. Oggi la gente si preoccupa dei pericoli naturali e solo in un secondo momento pensa che Dio ci aiuti. Dilaga l’errata convinzione che pregare privatamente e pregare insieme siano la stessa cosa».

 

 


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