“Prometto di onorarti”….sì, ma in che modo?

Accanto alla mia Parrocchia ha la sua bottega un pasticciere, la cui abilità è seconda solo alla generosità, visto che praticamente ogni giorno ci fornisce le paste per la mensa dei poveri, così che siamo forse l’unica mensa Caritas della capitale dove al termine del pranzo i poveri hanno paste fresche. A volte esagera perfino, e così mi trovo costretto a gestire delle meravigliose eccedenze, e per non rischiare il diabete mi faccio aiutare in questo (come in altre cose) dalle Apostole della Vita interiore.

Così, Domenica, mentre le novizie erano impegnate nel ritiro di cui Sabina vi ha già raccontato, ho portato loro i “generi di conforto” per allietare la condivisione di fine ritiro.

Ne è nata una lunga e bella chiacchierata con Sabina stessa, in un ancora piacevole pomeriggio autunnale, mentre i bimbi giocavano intorno a noi nel parco adiacente e le mamme esibivano con orgoglio pance e passeggini.

«Sai?» ho esordito «qualche giorno fa mi è capitato di celebrare un anniversario di matrimonio e giunto al momento di far loro rinnovare le promesse mi sono fermato e mi son chiesto, ma cosa significa onorare? Già, perché questi due han promesso a Dio di amarsi e ONORARSI tutti i giorni della vita, ma lo sanno cosa hanno promesso? Ci sarà ancora qualcuno, in questo mondo senza onore, capace di onorare? E secondo te, che sei donna, cosa significa per una donna onorare un uomo? E tu, come donna, da quale uomo ti sentiresti onorata? Cosa dovrebbe fare un uomo per onorarti?»

Sabi è molto più riflessiva di me, che sono tendenzialmente un istintivo, e quindi sulle prime si è limitata a guardarmi in silenzio, come se mi chiedesse: «e secondo te?»

«Per me – ho detto – c’è un aspetto pubblico e uno più intimo e privato e bisogna considerare entrambi: onorarti in pubblico significa lodarti, parlar bene di te… ma quanti sposi lo fanno? A volte sembra quasi che traggano un sottile piacere dalla denigrazione del coniuge, come se in qualche modo volessero con questo affermare una proprietà: “è roba mia e la tratto come voglio”»

«Vabbè dai, non essere così negativo – mi ha interrotto – a volte è più una forma di pudore, come un voler mascherare i propri sentimenti»

«Giusto – ho ripreso io – ma ci sarà una differenza tra il pudore e la denigrazione no? Posso accettare che non si voglia lodare troppo la moglie o il marito, ma perché non perdere occasione per sottolinearne i difetti o metterla in ridicolo?»

«A volte è come un gioco»

«Sì, ma non è un bel gioco, e poi bisogna pure vedere se l’altro non si fa male e magari subisce e non dice niente pro bono pacis»

Dopo qualche istante lei ha ripreso…


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