Il Professore Giuseppe Noia è Primario al Policlino Gemelli di Roma, del reparto di Ginecologia, Presidente dell’Associazione Ginecologi ed Ostetrici Cattolici .

Ha risposto alle nostre domande in occasione dei temi che in questi giorni i vari mass media affrontano: maternità surrogata, utero in affitto ed unioni civili.

Da Medico e Ginecologo, è favorevole o no, all’utero in affitto e alla cosiddetta maternità surrogata?
Come medico e come persona, si capisce pienamente che un medico non può essere d’accordo sull’utero in affitto e non solo per motivi di etica ma anche di umanità e soprattutto di scientificità.
L’utero in affitto è una forma di schiavitù della persona, se pensiamo a queste donne a cui viene tolta la maternità e la maternalità, e le viene tolta soprattutto la possibilità di essere trattate come persone che abbiano una dignità umana.
Nell’utero in affitto c’è una richiesta commerciale di comprare un figlio, c’è la richiesta di considerare una persona come incubatore cioè rendere la donna “in affitto” per 9 mesi per poi toglierli questo bambino. Ma non solo, nell’ambito ginecologico ci sono rischi per quando riguarda il concepimento ed alti rischi di abortività.
In caso di diagnosi prenatale alterata, viene costretta ad interrompere la gravidanza. Per cui la donna viene considerata un oggetto.
Tutte queste cose sia dal punto di vista medico, oltre che umano ed etico, sono delle nefandezze e quello che non capisco è come fa la gente a non venderle.
Si cerca anche di equiparare l’unione civile al matrimonio.
Si è proprio arrivati ad una forma di disprezzo e di arroganza verso gli esseri umani.

Qual è il suo pensiero sulle unioni civili delle coppie omosessuali?
Sono d’accordo a migliorarne la Legislazione e a non demonizzare questa condizione dell’orientamento sessuale, ma far veicolare l’equiparazione dell’unione civile (che è una forma di unione sociale) al matrimonio (che è un’altra cosa) significa volere per forza imporre una situazione di minoranza democratica di 7.000/10.000 unioni omosessuali contro 14 milioni di famiglie.
Ed una volta introdotta l’equiparazione dell’unione civile al matrimonio, il concetto di adozione e dell’utero in affitto sarebbe subito dietro l’angolo.

Servizio di Rita Sberna


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