“Il male non trionferà per sempre”, Dio viene a instaurare un regno di pace. Così il Papa, stamane, nella catechesi all’udienza generale tenuta nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Francesco si è soffermato sulla gioia del Natale, la gioia di essere perdonati da Dio, e ha invitato i cristiani a farsi messaggeri di speranza perché il mondo non può aspettare. Il servizio di Debora Donnini:

La speranza nasce quando vediamo Dio nel presepio, il piccolo bambino di Betlemme, bisognoso di tutto. Di fronte a questo, “i piccoli del mondo sapranno che la promessa si è compiuta”. Nella seconda udienza generale dedicata alla speranza cristiana, Francesco spiega in cosa consista. Parte dalle parole del profeta Isaia, che annunciano la venuta del Signore che libera il suo popolo. E’ il momento storico della fine dell’esilio a Babilonia e Dio si avvicina a quel “piccolo resto”, che ha continuato a resistere nella fede, anche in mezzo al buio.

Il male non trionferà, Dio viene a instaurare un regno di pace
Il brano proclamato all’udienza è un canto di esultanza, proprio in risposta a questo avvicinarsi di Dio, e parla della bellezza dei “piedi del messaggero che annuncia la pace”. Questo dunque il motivo della speranza:

“Quando tutto sembra finito, quando, di fronte a tante realtà negative, la fede si fa faticosa e viene la tentazione di dire che niente più ha senso, ecco invece la bella notizia portata da quei piedi veloci: Dio sta venendo a realizzare qualcosa di nuovo, a instaurare un regno di pace; Dio ha ‘snudato il suo braccio’ e viene a portare libertà e consolazione. Il male non trionferà per sempre, c’è una fine al dolore. La disperazione è vinta perché Dio è tra noi”.

Siamo testardi ma dobbiamo imparare che Dio vince il peccato
Il Papa sottolinea con forza che Dio “non ha abbandonato il suo popolo” perché “la sua grazia è più grande del peccato”. “Questo dobbiamo impararlo”, raccomanda Papa Francesco che, come spesso fa, instaura un dialogo con i fedeli presenti:

“Questo dobbiamo impararlo, Perché noi siamo testardi e non lo impariamo. Ma io farò la domanda: chi è più grande, Dio o il peccato? (I fedeli: ‘Dio!’) E chi vince alla fine? Dio o il peccato? (I fedeli: ‘Dio!’). Egli è capace di vincere il peccato più grosso, più vergognoso, più terribile, il peggiore dei peccati? Con che arma vince Dio il peccato? (I fedeli: ‘Con l’amore!’)”.

L’uomo quindi viene liberato “da ciò che sfigura in lui l’immagine bella di Dio perché quando siamo in peccato l’immagine di Dio è sfigurata”, sottolinea Francesco.

La gioia del Natale è sentire che “il Signore mi ha perdonato”
E il compimento di questo amore sarà proprio quel regno di perdono e di pace, che si celebra con il Natale:

“E la gioia più bella del Natale è quella gioia interiore di pace: il Signore ha cancellato i miei peccati, il Signore mi ha perdonato, il Signore ha avuto misericordia di me, è venuto a salvarmi. Quella è la gioia del Natale!”.

I cristiani corrano come messaggeri di speranza: l’umanità ha sete di pace
Il Papa quindi esorta i cristiani a diventare “uomini e donne di speranza”, collaborando così alla venuta di questo regno. “Quanto è brutto –  nota Francesco – quando troviamo un cristiano che ha perso la speranza”, mentre Dio distrugge i muri col perdono. Bisogna quindi portare al mondo questo messaggio:

“Il messaggio della Buona Notizia che ci è affidato è urgente, dobbiamo anche noi correre come il messaggero sui monti, perché il mondo non può aspettare, l’umanità ha fame e sete di giustizia, di verità, di pace”.

La sorpresa del Natale: la potenza del Dio che salva, racchiusa in un bambino appena nato
In un bimbo appena nato, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, è quindi racchiusa “tutta la potenza del Dio che salva”. “Il Natale è un giorno per aprire il cuore”, dice Francesco, a tanta piccolezza e meraviglia. La sorpresa del Natale è infatti quella “di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole”, in un parola “di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi”.

Nei saluti finali, il Papa ricorda l’odierna memoria di San Giovanni della Croce e, rivolgendosi ad alcuni sacerdoti novelli dei Legionari di Cristo e ai seminaristi di Brescia presenti, auspica che vivano il sacerdozio “con autenticità, spirito di servizio e capacità di mediazione tra la grazia di Dio e la fragilità della condizione umana”. E raccomanda: “Dovete essere mediatori, mai intermediari”. Fonte. Radio Vaticana


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