12593752_10208417983549758_283674534337074055_oIntervista a Maria Rachele Ruiu laureata in Psicologia e Responsabile dei circoli territoriali di “Generazione Famiglia”. Rachele è membro fondatore del Comitato promotore del Family Day Difendiamo i Nostri figli.

Qual è il messaggio che come sostenitrice di “Generazione Famiglia” ha voluto dare al Family Day?
Il messaggio è quello univoco che abbiamo dato tutti quanti, ovvero chiediamo un ritiro del Decreto Cirinnà, senza sé e senza ma, a prescindere da un eventuale stralcio dell’Art. 5.
I bambini sono messi al mondo da una mamma ed un papà, e questo lo sanno tutti, e un desiderio di un adulto (seppur comprensibile) non può scavalcare il diritto del bambino di crescere con entrambe le figure genitoriali.
Quella di sabato 30 gennaio, è stata una meravigliosa giornata, non è stato un atto di guerra e non è stata una manifestazione contro qualcuno, ma un atto di amore profondo verso i bambini.
Pensiamo che sia doveroso da parte nostra difenderli, e prenderci cura del loro futuro, e pensiamo che questa sia l’unica maniera possibile per farlo.

Se passasse il Decreto Cirinnà, quali potrebbero essere le conseguenze psicologiche nei bambini che si ritroverebbero ad avere 2 genitori dello stesso sesso?
La scienza non ha ancora una risposta univoca su questo tema, anzi. Proprio per questo chiediamo a gran voce di non sperimentare sulla pelle dei bambini. Comunque ci sono alcune considerazioni chiarissime da fare.
In primo luogo l’adozione non è dare ad una coppia un figlio che manca, che si desidera, ma, per fortuna, è un istituto creato per restituire al bambino quello che una tragedia ha tolto: una mamma e un papà. Il problema centrale non è l’orientamento sessuale, come vorrebbero far credere, ma l’identità sessuata dei due genitori: maschile e femminile. Questa diversità misteriosa e complementare permette al bambino una crescita armonica: in sintesi, non sono esaustiva, permette di rispecchiarsi con il genitore dello stesso sesso e di raffrontarsi con il genitore del sesso opposto. Prescisso ciò, in questo momento il problema “meglio in un istituto o meglio con una coppia di adulti dello stesso sesso” non si pone: per ogni bambino che aspetta di essere adottato già ci sono c.a. dieci coppie di genitori del sesso opposto pronti ad adottare.
Per questo si apre l’altro gravossisimo problema: l’utero in affitto e la fecondazione eterologa in generale. Infatti, dal momento che una coppia dello stesso non può generare mi pare palese che perché abbia un figlio proprio debba necessariamente strappargli o la mamma o il papà (che esistono!!). Si vorrebbe poter permettere agli adulti di decidere che un bambino diventi orfano “da contratto”, grazie ad una firma e ad uno scambi economico, perché possa essere poi “adottato” da chi l’ha reso orfano. Il bambino diventa merce, qualcosa che si vende, che ha un prezzo. Noi pensiamo che debba essere difesa la dignità di persona del bambino: un desiderio di un adulto, di genitorialità, seppure lecito MAI deve significare l’asfaltamento del diritto del bambino di crescere, laddove sia possibile, con la propria mamma e il proprio papà. I bambini non sono un diritto, non si vendono e neppure si regalano!
Quando questi bambini cresceranno, quando dovranno rispondere alla domanda che tutti i bambini adottati si pongono, spesso durante l’adolescenza, “Da dove vengo?” che gli rispondiamo? Che la madre li ha venduti per dar da mangiare ai fratelli? Per comprarsi una casa? Per pagarsi l’università?
Ci sono molti forum (e mi pare un programma televisivo trasmesso anche da MTV) che dichiarano quanto sia lacerante e forte, e innegabile, questa ricerca di radici, da parte ci chi gli è stato negato la mamma o il papà proprio da questi contratti.
E’ un mondo civile quello che chiede che i desideri del più forte prevalgano sui diritti del più debole?
E’ un mondo civile quello che chiede che una persona diventi un oggetto?
Servizio di Rita Sberna


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