Desta una certa sorpresa andare a vedere un film “dell’orrore” e scoprire che si tratta di una storia cattolica e vera. Sto parlando di The Conjuring 2, attualmente nelle sale. Il protagonista, alle prese con una casa infestata, tira fuori un crocifisso e comincia a declamare: «Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio…».

É americano, perciò lo si perdona se pronuncia il dittongo latino così com’è, magari non gli hanno insegnato (forse perché non lo sapevano neanche gli insegnanti) che lo scritto proelio (battaglia, combattimento) si legge prelio. Non lo sa nemmeno, a quanto pare, il doppiatore italiano, anche se le scuole di doppiaggio italiane passano per le migliori al mondo. Ma, pazienza, il Sessantotto abolitore della “lingua morta” è tanto lontano (e già da anni Gianni Morandi cantava «che me ne faccio del latino? yè-yè»).

La storia si svolge nel 1977, nel borgo londinese di Enfield, ma non ve la racconto, perché il film vale la pena di essere visto. Il titolo significa suppergiù “evocazione”, ma finalmente non è stato così tradotto come il film precedente. Di cui, dato il successo, è un sequel. Il bello è che nel primo film non c’è alcuna evocazione. Mentre c’è nel secondo: una bambina che, incoscientemente, gioca con una tavoletta Ouija, oggetto ormai venduto come giocattolo e che è la causa scatenante del classico L’esorcista, anche questo tratto da una storia vera. Di vero, nei due Conjuring, ci sono i casi descritti e la coppia di “detective dell’incubo” che li affrontano, i coniugi Ed e Lorraine Warren, a lungo consulenti della Chiesa cattolica statunitense.

Lei, anziana ma ancora vivente, è una sensitiva cattolica. Lui, scomparso nel 2006, era l’unico laicoufficialmente autorizzato a compiere esorcismi. Della loro comprovata (e totalmente gratuita) competenza si giovava la gerarchia ecclesiastica americana per ricerche preventive su casi di sospetta presenza demoniaca. I due, cioè, dovevano appurare se il caso era realmente serio o si trattava di suggestione, trucchi, coincidenze. La Chiesa, infatti, sempre guardinga e timorosa delle reazioni della stampa laica, li mandava in avanscoperta. Solo se i due riportavano prove concrete i vescovi mandavano e autorizzavano gli esorcisti in talare.

Il cinema si è impadronito di alcuni dei loro casi più eclatanti, come quello di Amityville e quello chedivenne The Haunting in Connecticut. Ma col regista James Wan nel 2013 i Warren sono diventati un caso anche al botteghino. Lui è interpretato da Patrick Wilson (lanciato sugli schermi col costume di The Owl inWatchmen), lei da Vera Farmiga (The Departed). I due film The Conjuring si basano sulla dottrina cattolica, non contengono inutili scene di nudo e di sesso, né fanno fare, come al solito, ai preti la parte dei cattivi o dei cretini. I film fanno paura, sì, ma soprattutto perché i diavoli di cui parlano sono veri, e vero è l’unico modo per liberarsene.

Certo, lo spettatore non superficiale dovrebbe chiedersi perché di fronte a infestazioni, vessazioni,ossessioni e possessioni demoniache accertate, il solo a cui si possa efficacemente ricorrere è il prete cattolico. Non Dylan Dog, non i ghosbusters, non il Cicap, né lo psichiatra e nemmeno la Scienza. Le altre religioni non sono neanche prese in considerazione. Nessuna. Mai, insomma, che ci si interroghi: ma se i diavoli esistono, se scappano davanti a san Michele e al Crocifisso, allora esiste anche Dio, e questo è cattolico. In effetti, non ce lo si chiese neanche davanti a L’esorcista.

Ma il botteghino è galantuomo. Infatti, a quello straordinario campione di incassi fanno seguito, indollari, i due Conjuring. Di cui si prevede uno o più seguiti, visto che i casi affrontati dai Warren sono stati parecchi (i due campavano tenendo lezioni nelle università). Chissà, forse le vie del Cielo passano anche attraverso certi (pseudo) horror…  http://www.lanuovabq.it/ di Rino Cammilleri

 


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