Le apparizioni VERE O FALSE: COME DISTINGUERLE? di Don GABRIELE AMORTH

Certo, il tema della pace ha largo spazio nei messaggi mariani; ma è in funzione e conseguenza di un bene ancora maggiore: la pace con Dio, l’osservanza delle sue leggi, da cui dipende l’avvenire eterno di ciascuno. Ed è questo il massimo problema. «Che non offendano più Dio Nostro Signore, che è già molto offeso»: con queste parole, pronunciate con tristezza, la Vergine Maria ha concluso i messaggi di Fatima, il 13 ottobre 1917. Gli errori, le rivoluzioni, le guerre, sono conseguenza del peccato. Alla fine di quello stesso mese di ottobre i bolscevichi conquistarono il potere in Russia e iniziarono l’opera nefasta di spargere l’ateismo nel mondo.

Ecco così i due connotati fondamentali del nostro secolo. Prima caratteristica del mondo moderno, secondo il filosofo Augusto Del Noce, è l’espandersi dell’ateismo. Dall’ateismo si passa facilmente alla superstizione, alle varie forme di idolatria e di occultismo, magia, divinazione, stregoneria, culti orientali, satanismo, sètte… E si passa a tutte le depravazioni, scavalcando ogni legge morale. Basti pensare alla distruzione della famiglia, culminata con l’approvazione del divorzio, e al disprezzo della vita, legalizzato con l’approvazione dell’aborto. La seconda caratteristica del nostro secolo, che apre alla fiducia e alla speranza, è proprio dato dal moltiplicarsi degli interventi mariani. Dio ci ha dato il Salvatore per mezzo di Maria ed è per mezzo di Maria che ci richiama a sé.

Apparizioni e fede. La fede nasce dall’ascolto della parola di Dio. Si crede perché è Dio che ha parlato e ha rivelato realtà che non si vedono e che non potranno mai avere una dimostrazione scientifica. In compenso, ciò che Dio ha rivelato riveste una certezza assoluta. Per trasmetterci le verità, Dio è apparso molte volte e ha veramente parlato. Ciò che ha detto non ci è stato tramandato solo verbalmente, ma è stato anche scritto con l’assistenza infallibile dello Spirito Santo. Così abbiamo la Sacra Scrittura, che riporta integralmente la rivelazione divina.

È solenne l’inizio della Lettera agli Ebrei, che presenta l’Antico e il Nuovo Testamento: «Iddio, che nel tempo antico aveva parlato ai nostri Padri per mezzo dei profeti, in una successione e varietà di modi, in questa fine dei tempi ha parlato a noi per mezzo del Figlio suo» (1,1-2). Nella Bibbia c’è tutta la verità, tutto ciò che è necessario alla salvezza e che è oggetto della nostra fede. La Chiesa è custode della parola di Dio, la diffonde, l’approfondisce, la applica, ne dà la giusta interpretazione. Ma non vi aggiunge nulla. Dante esprime questo concetto con la famosa terzina: «Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento» (Paradiso, V, 76).

Eppure la misericordia di Dio è continuamente venuta incontro a sostegno della nostra fede, sostenendola con segni sensibili. È valida l’ultima beatitudine pronunciata da Gesù all’incredulo Tommaso: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno» (Gv 20,29). Ma sono ugualmente validi i “segni” che il Signore ha promesso, a conferma della predicazione, oltre che a esaudimento delle preghiere. Pongo tra questi segni le guarigioni miracolose e le liberazioni dal demonio che hanno accompagnato la predicazione degli apostoli e di tanti santi predicatori (san Francesco, sant’Antonio, san Vincenzo Ferreri, san Bernardino da Siena, san Paolo della Croce…). Possiamo ricordare la lunga serie di miracoli eucaristici, a conferma della presenza reale di Gesù nelle sacre specie. E comprendiamo pure le apparizioni mariane, di cui ne registriamo oltre novecento in questi duemila anni di storia ecclesiastica.


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