shreean shot

Il 10 maggio Silvia Romano, la ragazza volontaria che 18 mesi fa venne rapita in Kenya e rilasciata in una zona della capitale non poco lontana dalla Somalia, è tornata in Italia, atterrata a Ciampino a bordo di un aereo dell’Aise.

E’ stata scortata da agenti dei servizi segreti, è scesa dalla scaletta con un abito islamico, per pochi secondi ha tolto la mascherina sorridendo ai presenti e salutando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e poi subito i genitori e la sorella con un lungo abbraccio.

Queste sono state le sue prime parole:“Grazie. Sto bene, per fortuna, sto bene fisicamente e mentalmente. Ora voglio solo stare tanto tempo con la mia famiglia e sono felicissima, dopo tanto è bello essere tornati”.

Ai magistrati della Procura di Roma ha detto, rispondendo ad un lungo interrogatorio: “Sono serena. Durante il sequestro sono stata trattata sempre bene”.

Secondo la ricostruzione della procura di Roma, Silvia era tenuta prigioniera in Somalia da uomini vicini al gruppo jihadista Al-Shabaab, l’organizzazione somala affiliata ad Al Qaeda e considerata “ostaggio politico”.

Convertita all’islamismo liberamente

“Mi sono convertita all’Islam, è stata una mia libera scelta” ha detto agli agenti 007 dell’Intelligence italiana ed ha poi aggiunto di essere stata trattata bene dai suoi sequestratori che in 15 mesi non l’hanno mai violentata.
Domande e interrogativi “leciti”
Sul web in queste ore incalzano le polemiche, soprattutto del riscatto che l’Italia ha dovuto pagare per la sua liberazione: ben 4 milioni di euro.
E’ lecito farsi delle domande e costatare che molte cose non tornano: per esempio dai suoi racconti, non sembra che sia stata trattata da “sequestrata” lei stessa ha detto di essere stata trattata bene e di non avere subìto violenze (noi siamo felici per lei) ma di solito questo tipo di sequestri in quelle terre lì, non è tutto rose e fiori soprattutto perchè a sequestrarla è stato il gruppo di jihadista Al-Shabaab, l’organizzazione somala affiliata ad Al Qaeda e considerata “ostaggio politico”.
E poi la conversione “libera” all’islamismo. Perchè questa decisione? E’ come se avesse acconsentito alla religione, al pensiero e alla cultura dei suoi sequestratori.
Un’altra domanda lecita è: perchè vuol tornare in Africa? Dopo tutto questo tempo di prigionia perchè ritornare dove tutto ha avuto inizio?
Ci sono persone che attualmente esultano per la sua liberazione e non si pongono interrogativi, qui la fede non c’entra, se io mi faccio delle domande (e non solo io) non vuol dire che non sono felice per la sua liberazione, anzi! Mi metto nei panni di sua madre e di ciò che questa donna proverà al momento … ma la questione è più complessa e subdola di quanto si possa pensare. Quindi farsi domande non è una mancanza di carità cristiana ma è un voler cercare la “verità”, quella verità che rende l’uomo veramente libero da ogni forma di schiavitù. In ogni caso bentornata Silvia!


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