Il mese scorso, Papa Francesco ha riferito in un’intervista al quotidiano argentino La Voz del Pueblo che da 25 anni non guarda televisione e che non utilizza neanche Internet. Senza avere l’intenzione che i fedeli seguano questo esempio estremo, il Santo Padre ha dato alcuni consigli sull’uso delle nuove tecnologie ai fedeli che lo hanno ascoltato in un incontro con i giovani a Sarajevo.

1. SAPER SCEGLIERE

“Sapere scegliere i programmi, e questa è una responsabilità nostra. Se io vedo che un programma non mi fa bene, mi butta giù i valori, mi fa diventare volgare, anche nelle sporcizie, io devo cambiare canale. Come si faceva nella mia età della pietra: quando un libro era buono, tu lo leggevi; quando un libro ti faceva male, lo buttavi”.

2. LA “CATTIVA FANTASIA”

Attenzione alla “cattiva fantasia”, “quella fantasia che uccide l’anima”. “Se tu che sei giovane vivi attaccato al computer e diventi schiavo del computer, tu perdi la libertà! E se tu nel computer cerchi i programmi sporchi, tu perdi la dignità!” Sia in televisione che su Internet ci sono cose che vanno dalla pornografia alla semipornografia.

3. I “PROGRAMMI VUOTI”

Attenzione anche ai “programmi vuoti, senza valori. Per esempio programmi relativisti, edonisti, consumisti, che fomentano tutte queste cose”.

“Lo sappiamo, il consumismo è un cancro della società, il relativismo è un cancro della società: di questo parlerò nella prossima enciclica che uscirà entro questo mese”.

4.”IN UN POSTO COMUNE DELLA CASA”

I computer e i televisori devono stare in un luogo comune della casa. “Ci sono genitori molto preoccupati che non permettono che ci siano i computer nelle stanze dei bambini: i computer devono essere in un posto comune della casa. Questi sono piccoli aiuti che i genitori trovano per evitare proprio questo”.

5.”SCHIAVO”

“Essere troppo attaccati al computer: questo toglie la libertà, ti rende schiavo. Tante famiglie si lamentano che i figli anche a tavola sono sempre al telefonino, come in un altro mondo”.

“Il linguaggio virtuale è una realtà che non possiamo negare, ma dobbiamo portarla sulla buona strada, è un progresso dell’umanità, ma quando ci porta via dalla vita comune, dalla vita sociale e familiare, o anche dallo sport o dall’arte, è una malattia psicologica”.

Fonte. Aleteia


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