Nel 2009 ha scoperto un tumore al seno che l’ha spinta a dedicare la sua vita alla cura di migliaia di donne in Africa. E’ la storia di Cinzia Catalfamo Akbaraly, milanese di 49 anni, impegnata da venti nello sviluppo di progetti umanitari in Madagascar, Paese di cui è stata Console generale onorario italiano per 15 anni (Il Sole 24 Ore, 28 ottobre).

IL PROGETTO “4AWOMAN”

Dal 2010, dopo essere guarita, ha avviato con la Fondazione Akbaraly, dal nome del marito imprenditore indiano di successo, il progetto “4aWoman”, realizzando due strutture e un’unità mobile per supportare la popolazione femminile malgascia nella sensibilizzazione e nella prevenzione dei tumori al seno e al collo dell’utero (Ansa 28 ottobre).

LA SCOPERTA DEL TUMORE

Oggi Cinzia è una mamma (di quattro figli) e una moglie felice e che fa della solidarietà la sua bandiera di vita. Ma nel febbraio 2009 ha attraversato il momento più buio della sua vita. Allora scoprii d’avere un tumore al seno. Così prese l’aereo e arrivò a Milano. Operata in aprile all’Ieo (l’Istituto europeo di oncologia fondato dal professor Umberto Veronesi nel 1994) Cinzia ce la fa, guarisce. Anche se, come sanno tutti i malati di tumore, dovrà sottoporsi a controlli ogni sei mesi per il resto della vita.

“PERCHE’ IO POSSO CURARMI E LORO NO?”

È in quel momento che scatta in lei una riflessione precisa: «Perché – si chiede – io devo avere la possibilità di curarmi e le donne malgasce no?». Detto, fatto. Cinzia Catalfamo Akbaraly struttura l’associazione e il progetto “4aWoman“, nato nel giugno del 2010, raccogliendo oltre due milioni di euro in gran parte donati dal marito (Il Giornale, 28 ottobre).

MIGLIAIA DI DONNE A RISCHIO

«Per le donne malgasce – spiega Cinzia – i tumori femminili sono la prima causa di morte. In media hanno otto figli e sono attaccate dal cancro a partire dai 25 anni. Il tasso di positività al virus Hpv, causa d’affezione al collo dell’utero, certificato nei centri su un campione di 1.300 donne tra i 35 e i 50 anni, è pari al 23 per cento, tre volte superiore a quello europeo».

Oggi le strutture realizzate nell’ambito di «4aWoman» hanno permesso di sensibilizzare oltre 30mila donne, di fare più di 4 mila pap test, 2mila e 600 Hpv test, 3mila ecografie e 800 mammografie.

Aleteia


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