Giovanni Paolo II come Padre Pio, scacciava il demonio

Intervista a Padre Gabriele Amorth

Cosa vuol dire oggi essere «esorcista»?

Fare l’esorcista, oggi, è un compito duro e, da un punto di vista di popolarità, è un lavoro estremamente ingrato. D’altra parte, se noi leggiamo il Vangelo, Gesù è molto chiaro: dà agli Apostoli e a tutti i loro successori tre compiti precisi, e cioè predicare, scacciare i demoni e guarire i malati. Se non si compiono tutte e tre questi compiti, non si corrisponde pienamente al volere di Dio. Da notare che molte volte sacerdoti santi hanno scacciato demoni, hanno liberato anime senza nemmeno che se ne accorgessero. Io vedo, esercitando questo compito, il completamento del mio sacerdozio. Quindi, essere esorcista oggi significa essere uomini di grande fatica, sforzarsi di essere persone di grande preghiera e di grande fede – perché senza fede non si combina nulla, è la fede che guarisce e libera – e significa essere esposti alle critiche o ai risolini di presa in giro da parte degli altri sacerdoti.

Si è parlato, in alcuni casi, anche di Giovanni Paolo II come esorcista…

Sì. Ci sono almeno due episodi, che io conosco, in cui Giovanni Paolo II ha compiuto esorcismi. Uno, il più famoso, descritto da un cardinale e raccontato in un libro è l’episodio di quando il Papa ha esorcizzato una ragazza che gli era stata portata dall’allora vescovo di Spoleto, mons. Alberti. Ha compiuto un esorcismo vero e proprio nei confronti di una ragazza che si rotolava per terra nel suo appartamento. Una cosa nuova per i pochi presenti che dicevano che queste cose si erano solo lette nel Vangelo. Erano increduli senza sapere che, per noi esorcisti, è pressoché pane quotidiano. E il Papa verso la fine dell’esorcismo, ha detto una frase: «domani celebrerò per te la Santa Messa». A questa frase la ragazza si è alzata, sorridente, provvisoriamente liberata. Dico «provvisoriamente» perché bisogna tener presente che la liberazione dal demonio è un atto e un intervento straordinario di Dio. E’ un vero e proprio miracolo. Per cui avviene, in genere, dopo lungo tempo. Ci sono persone che io sto esorcizzando da oltre quindici anni: questo vuol dire che ho compiuto su di loro centinaia di esorcismi. Alla fine di ogni esorcismo danno l’impressione di essere libere, di essere guarite. Invece dura poco questo stato di liberazione. Il demonio le attacca di nuovo. Per aver la liberazione definitiva ci vuole tempo. Io sono al corrente di un altro esorcismo di Giovanni Paolo II, che aveva fatto in precedenza: me ne aveva parlato padre Candido (un altro famoso esorcista di Roma, n.d.r.). E ancora, due anni fa, in piazza San Pietro si era vista una ragazza che camminava tutta storta, gobba. L’avevano messa in prima fila tra i malati. Appena scese il Papa, questa ragazza si mise ad urlare come una forsennata. Allora l’hanno allontanata. Il Papa ha detto: «lasciatela da parte, dopo voglio benedirla». Dopo l’udienza, in una stanzetta vicino all’arco delle campane, alla presenza dei genitori e di mons. Danzi, un vescovo molto noto in Vaticano, il Papa per oltre una mezz’ora ha pregato su di lei. Anche qui non si può parlare di una liberazione totale, ma che abbia fatto un buon passo verso la liberazione, questo sì. Non sono a conoscenza di altri episodi, ma certamente posso dire che Karol Wojtyla ci crede e che molto spesso ha parlato del demonio.


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