Don Gabriele Amorth: Padre Pio e Barbablù

C’è qualche episodio particolare che possa riassumere questo «conflitto» che ha visto Padre Pio protagonista nelle lotte con il diavolo sia a Pietrelcina che nei conventi dove ha dimorato e a San Giovanni Rotondo?

Ci sono molti episodi che caratterizzano la vita di Padre Pio che ha dovuto tutti i giorni lottare contro il demonio. Più volte il demonio lo ha frustato a sangue. Una volta gli ha battuto la testa contro la terra: hanno dovuto dargli dei punti di sutura nella parte sopraccigliare. Però ha confessato: «l’ho sempre vinto». Ha lottato tutti i giorni contro il demonio, tutti i giorni ha avuto botte dal demonio, ma tutte le volte ne è uscito vincitore. Direi che gli episodi molto significativi, se vogliamo dire, li troviamo nel periodo in cui Padre Pio era a Venafro per studiare Sacra Eloquenza: nella mente dei suoi superiori avrebbe dovuto diventare un frate predicatore. Qui satana si è presentato in tante sembianze diverse. Diciamo innanzitutto che il demonio è puro spirito, non ha corpo, non è rappresentabile. Tante volte mi viene chiesto se io ho visto il demonio. Non l’ho mai visto. Il demonio, per potersi rendere visibile, deve poter prendere un corpo fasullo, falso. E lo prende con forme che variano in base allo scopo che vuole raggiungere. A Venafro il demonio si è presentato il più delle volte sotto forma di un cagnaccio o di un gatto anormale per dimensione, con la volontà evidente di fargli paura. Altre volte si è presentato a lui nelle forme di fanciulle nude e provocanti, quando voleva cercare di sedurlo riguardo alla purezza. Altre volte si è presentato sotto forma di Gesù e di Maria o del Padre Provinciale o spirituale. In questa veste gli dava anche degli ordini che al giovane frate sembravano molto strani. Quando il demonio andava via, egli si recava dai suoi superiori chiedendo spiegazione e gli veniva risposto che tutto quello che gli era stato ordinato di fare era opera del demonio.

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