Credevo di essere un omosessuale, ma ero soltanto un etero alla ricerca della sua identità perduta

In quest’intervista esclusiva parleremo di omosessualità e di identità di genere, e lo faremo con un ragazzo che ha deciso di scrivere nel suo blog, una lettera aperta agli omosessuali, lo chiameremo con il suo pseudonimo: Joseph Marlin.
Joseph ha sempre creduto di essere un omosessuale, ma dopo aver cominciato a fare ordine nella sua vita, ha ritrovato se stesso, la sua vera identità. Oggi fa lo psicologo ed aiuta quei ragazzi che come lui, hanno un problema ed una crisi con la propria identità.
Joseph Marlin tra non molto, sposerà la sua attuale ragazza.

Cos’è che ti ha spinto a scrivere una lettera agli omosessuali?
Prima di tutto vorrei ringraziarti per questa opportunità che mi dai di spiegare meglio delle cose delle mia testimonianza e di parlare del mio punto di vista. Ho voluto scrivere questa lettera per raccontare la mia esperienza di vita e poter magari essere d’aiuto a qualcuno che poteva ritrovarsi nelle dinamiche che ho vissuto. Penso non sia facile essere omosessuali: si vive molta sofferenza e solitudine spesso all’interno della famiglia e successivamente anche nelle relazioni con gli altri. A mio parere non solo per colpa della società omofoba. Io ho sofferto molto ma oggi mi sento di camminare verso la felicità. Volevo offrire degli spunti di riflessione e aprire un canale in cui accogliere in un modo diverso la sofferenza di queste persone che non sia il semplice: “Accettati cosi come sei e vivi la tua vita.” A me questo non è bastato.

Nella lettera dici di aver saputo da sempre di essere gay ma di non aver pensato mai di essere etero. Cosa ti faceva pensare di essere gay?
L’ho sempre saputo nel senso che è vero che da bambino non avevo un’idea chiara dell’omosessualità in generale ma dentro di me sentivo di essere diverso. Sentivo di non essere come tutti gli altri bambini che giocavano tra di loro e si azzuffavano anche solo per scherzare. Io non mi sono mai sentito di fare un certo tipo di giochi e la mia sensibilità mi portava a stare per lo più con le bambine. Da più grandicello poi cominciai a vivere verso i miei coetanei una vera attrazione sia affettiva che sessuale. Era qualcosa che mi provocava sia reazioni fisiche in molte situazioni ma sia anche un desiderio di intimità e dolcezza con alcuni ragazzi. La voglia di essere abbracciato e tenuto per mano. Fantasticavo sessualmente solo sui ragazzi. Insomma avevo voglia di amare e di essere amato da persone del mio stesso sesso, mentre i miei amici vivevano le loro prime esperienze con le ragazze.

Fu proprio alle scuole medie che ti accorgesti di provare attrazione verso il sesso maschile?
Si esattamente. In particolare mi ricordo un ragazzo della mia classe, un tipo molto estroverso e un po’ bulletto. Fu per lui che percepii le prime sensazioni fisiche, anche solo standogli vicino. Comunque non fu una grande sorpresa per me, ma più una conferma, finalmente potevo dare un nome a quella diversità: omosessualità. Cosi la vivevo all’epoca. Ne parlai con lo psicologo della scuola e lui mi disse: “Non c’è alcun problema, questo è l’indirizzo dell’Arcigay li puoi trovare persone come te.” Ero un bambino, avevo 12 anni.

Durante gli anni del liceo, qualcosa cominciò a cambiare: la prima “cotta” verso un ragazzo e i primi dubbi. Raccontaci!
O beh sì, mi innamorai. Pensavo continuamente a questo ragazzo, volevo sempre stargli accanto e desideravo sempre che lui mi considerasse. Però non so, c’era come qualcosa che non mi tornava, questo desiderio che provavo per lui era qualcosa di profondamente doloroso, provavo sicuramente un grande affetto per lui e anche una forte attrazione fisica, ma c’era un’invidia di fondo che mi lacerava, era come se la sua immagine e la sua persona mi dicessero: “Io sono tutto quello che tu non sei e non sarai mai.” Mi aspettavo poi di essere come autorizzato da lui a stare con gli altri maschi della classe e se questo non avveniva cadevo in degli stati di vergogna e tristezza molto forti che non mi permettevano di stare a mio agio in gruppo, con i maschi. Cioè più che non mi permettevano di stare a mio agio, non mi permettevano proprio di stare in gruppo. Fu un periodo molto duro per me, poi decisi di fare il cosiddetto coming-out, cominciai a frequentarmi con un altro ragazzo, mi sembrava di stare finalmente costruendo qualcosa di positivo per me. Anche lì però quelle sensazioni sgradevoli di invidia, vergogna e tristezza in alcuni momenti riemergevano.


1 COMMENT

  1. Bisessuale, mentalitá aperta, sperimentatore. Basta allargare o inventare nuove è etichette. Easy

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here