Con l’era dei #social #network, si è diffuso un nuovo mestiere, si perchè essere un #Hater è un mestiere, molti di loro vengono pagati per seminare odio e violenza verbale, sui profili social di personaggi famosi.

Fino a qualche anno fa non avevo mai sentito nominare questo termine, fino a che vedendo un servizio trasmesso dalla trasmissione Le Iene, in cui la cantante Emma Marrone ha incontrato proprio un hater, che per mesi la massacrava di frasi piene di odio nel suo profilo, ne sono venuta a conoscenza.

La cosa buffa di quel servizio è stata, quella di vedere l’atteggiamento di questo hater, che trovandosi faccia a faccia con la sua “vittima” in quel caso Emma, non aveva il coraggio di ripeterle tutte le sue cattiverie scritte. E’ facile nascondersi dietro ad un pc!

Questo però diventa pericoloso, molti personaggi noti sono stati massacrati da odio verbale e molti di loro hanno anche sofferto di depressione.

Ultimamente nella lista abbiamo Nadia Toffa, insultata per aver detto che considera la sua sofferenza (tumore) un dono, le hanno augurato la morte; poi vi è Annalisa Minetti insultata per aver fatto un secondo figlio perchè cieca; Vanessa Incontrada invece è stata incolpata di essere grassa (formosa in realtà) e piena di rughe (falsità).

Tutte frasi discriminatorie che contribuiscono ad una cattiveria gratuita!

Anche io nel mio piccolo, più volte, sono stata vittima di questi “hater” ho avuto foto inondate di insulti, critiche piene di odio ecc … il segreto è bloccare questi profili e non alimentare ancora di più discussioni e cattiverie gratuite.

Se scrivete la parola Hater du google, ecco cosa ne esce fuori:

Hater è un sostantivo che deriva dall’inglese to hate, odiare. È spesso utilizzato per indicare coloro che “odiano” elementi o persone particolari, per esempio cantanti, attori, musicisti, senza che i diretti interessati abbiano modo di replicare, in quanto vengo bloccati o aggrediti da profili fake.

Alcuni possono essere razzisti, omofobi e spesso si uniscono in gruppi di haters che odiano una celebrità, spesso per il successo che ha ottenuto.

I gruppi di odio formano identità attraverso simboli, rituali e mitologie, che migliorano lo status dei membri e, allo stesso tempo, degradano l’oggetto del loro odio. Ad esempio, i gruppi skinhead possono adottare la svastica, la croce di ferro, la bandiera confederata e altri simboli suprematici. Simboli o vestiti specifici del gruppo spesso differenziano i gruppi di odio. Rituali di gruppo, come segnali a mano e saluti segreti, fortificano ulteriormente i membri. I gruppi di odio, in particolare i gruppi di skinhead, di solito incorporano una qualche forma di sacrificio di sé, che permette agli odiatori di mettere volontariamente a rischio il loro benessere per il maggior bene della causa. Dare la propria vita a una causa fornisce il massimo senso di valore e valore alla vita.

L’odio, per sua natura, cambia in modo incrementale. Il tempo raffredda il fuoco dell’odio, costringendo così l’odiatore a guardarsi dentro. Per evitare l’introspezione, gli odiatori usano gradi sempre crescenti di retorica e violenza per mantenere alti livelli di agitazione. Ostacoli e gesti offensivi servono a questo scopo. In questa fase, skinheads in genere gridano insulti razziali da automobili in movimento o da lontano. I saluti nazisti e altri segnali a mano spesso accompagnano epiteti razziali. I graffiti razzisti iniziano anche a comparire nelle aree in cui gli skinhead si aggirano. La maggior parte dei gruppi skinhead rivendica il terreno vicino ai quartieri in cui vive.

 


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