Ogni anno, sin dal 2012, le vittime del femminicidio sono aumentate inesorabilmente. In tv, viene data tutti i giorni, almeno una notizia di femminicidio e di violenza contro una donna, che si trova a combattere quest’atroce battaglia nei confronti di chi fa della donna “una proprietà privata”. Rimanere indifferenti d’innanzi a questa realtà è come ferire con un coltello o con una pistola, perché il silenzio produce allo stesso tempo vittime. La scrittrice messicana Lydia Cacho ha scritto un libro, inerente a tutto questo, è una donna di soli 50 anni che più volte è stata minacciata di morte nella sua vita.

È stata rapita per aver raccontato per decenni storie di donne che hanno subìto violenza. La scrittrice, qualche settimana fa è stata in Italia ed ha detto che la presenza dei centri antiviolenza sono fondamentali, ma che tutt’ora molte donne non ne conoscono l’esistenza. Inoltre, Lydia afferma che quello che servirebbe è una rieducazione sentimentale perché l’amore non è possesso “sei mia, non esci e fai quello che ti dico io”.

Oggi molti figli sono rimasti orfani a causa dell’errore di molti padri nei confronti delle loro compagne. Una delle tante orfane è Nancy che studia legge per poter diventare un Magistrato, dice “voglio che quello che è successo a mia madre non accada a nessuno, e noi poveri orfani siamo dimenticati”. Il 13 agosto del 2013, la mamma di Nancy, madre di tre figli, viene uccisa dal marito con un colpo di fucile, il carnefice con lo stesso fucile subito dopo l’omicidio, si toglie la vita. Tutto questo accade ad Avola, in provincia di Siracusa. In pochi istanti la vita di Nancy viene stravolta e insieme ai suoi fratelli, si ritrovano soli ed abbandonati da tutto e da tutti.

Ma Nancy Mensa ha molta forza e caparbietà per voler cambiare le cose, lei oggi ha trovato una nuova vita, un amore saldo, ed ha deciso adesso con la serenità di chi sa andare fino in fondo, di far causa allo Stato. La ragazza dice “Perché i parenti delle vittime di mafia hanno degli indennizzi e noi non abbiamo nessuno che ci aiuti? Quello che voglio è che vengano prese delle misure e delle leggi che aiutino gli orfani che sono le uniche vittime che rimangono sulla terra”.

Rita Sberna


1 COMMENT

  1. Anche i bambini e i ragazzi ORFANI PER IL SUICIDIO DI UN GENITORE sono una categoria dimenticata. Molti di noi hanno un vissuto molto difficile e STRAZIANTE per essere dovuti crescere con un genitore malato di mente oltre al trauma del suicidio. Io ho più traumi che esperienza di vita ma non è mai importato a nessuno.

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