A nun gives out communion duirng a mass held by Pope Benedict XVI on the grounds of an airport in Freiburg, southern Germany, on September 25, 2011, on the last day of the Pontiff's first state visit to his native Germany. The 84-year old pope, German born Joseph Ratzinger, had a packed program, with 18 sermons and speeches planned for his four-day trip to Berlin, Erfurt in the ex-German Democratic Republic and Freiburg. AFP PHOTO / SEBASTIEN BOZON / AFP / SEBASTIEN BOZON

A nun gives out communion duirng a mass held by Pope Benedict XVI on the grounds of an airport in Freiburg, southern Germany, on September 25, 2011, on the last day of the Pontiff's first state visit to his native Germany. The 84-year old pope, German born Joseph Ratzinger, had a packed program, with 18 sermons and speeches planned for his four-day trip to Berlin, Erfurt in the ex-German Democratic Republic and Freiburg. AFP PHOTO / SEBASTIEN BOZON / AFP / SEBASTIEN BOZON

I disperati che frequentano Malpensa sono principalmente africani, romeni, libici: gran parte di loro trascorre le giornate in giro per il Varesotto a cercare lavoro, mentre la sera ritornano a dormire in aeroporto.

Per tutti loro don Ruggero Camagni, il cappellano dello scalo varesino, è più di un amico, un confidente. Da 10 anni celebra la Messa nella sua cappella di Malpensa affollata dai migranti di diverse etnie e religioni. Ma non si limite a questo ruolo.

“MI AIUTA LUI IN TUTTO”

«Vivo qui da cinque anni – racconta Mustapha, ghanese, diventato il “braccio destro” di don Ruggero -. Ho lasciato la mia famiglia, mamma e due fratelli, perché la situazione nel mio Paese è molto difficile: purtroppo, però, non sono ancora riuscito a trovare lavoro, e il mio permesso di soggiorno scade nel 2017. Don Ruggero mi aiuta in tutto: soldi, vestiti, cibo, medicine… Se ho bisogno di qualcosa, lui c’è».

UNO SPAZIO PER I MUSULMANI

Nella piccola cappella dello scalo, semplice e molto ben curata, balza all’occhio un foglio attaccato a una parete con la scritta «Est» e, poco distante, un tappetino collocato sul pavimento. È lo spazio di preghiera riservato ai musulmani, ricavato all’interno di un luogo di culto cattolico: simbolo del sentimento di apertura che contraddistingue don Ruggero. «A qualcuno non è piaciuta questa iniziativa – rivela il sacerdote – ma l’accoglienza si fa anche così».

I LUOGHI DELLA PREGHIERA

Una “scommessa” che prevarica anche i documenti ufficiali della Chiesa cattolica che invece non prevedono la preghiera nello stesso luogo di culto tra cristiani e non cristiani, come evidenzia il documento del 2002 “Pace nel mondo, dialogo fra i cristiani e fra le religioni” del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità tra i cristiani.

In esso si precisa che «i cristiani e i seguaci delle altre religioni possono pregare, ma non possono pregare insieme. Ogni sincretismo è escluso. Nondimeno essi condividono il senso ed il rispetto di Dio o del Divino ed il desiderio di Dio o del Divino; il rispetto per la vita, il desiderio della pace con Dio o con il Divino, tra gli uomini e nel cosmo; essi condividono molti valori morali».

“IL MIO PICCOLO MONDO”

«La situazione – racconta don Ruggero – è molto più tranquilla rispetto ad altri periodi: di episodi di criminalità ce ne sono sempre meno. Questo è un piccolo mondo, ed io cerco di fare il possibile. Prima o poi però spero che arrivi qualcuno ad aiutarmi, perché da solo è impossibile star dietro a tutto».

PAURA E PRECARIETA’

L’aeroporto di Malpensa è come una grande città: nell’arco di 24 ore vi lavorano circa 8 mila persone e vi transitano in media 50 mila viaggiatori. Ciò che più contraddistingue la popolazione dello scalo è «la fretta», spiega il cappellano, senza contare che i turni non favoriscono i rapporti tra le persone. Ma da alcuni anni si toccano con mano anche «la precarietà e l’incertezza» del posto di lavoro a causa della crisi economica, cui si aggiungono «la paura» e «l’individualismo».

“MOLTI MI CHIEDONO LA CONFESSIONE”

Quando era parroco, molto tempo lo spendeva «a organizzare e ad aspettare le persone – spiega -. Qui invece ho capito che devo andare io da loro». Per questo «almeno un pasto al giorno cerco di viverlo alla mensa aziendale». I suoi parrocchiani, infatti, sono anche i dipendenti e tutto il personale che lavora in aeroporto, come pure i viaggiatori di passaggio. «Quando chiedono i sacramenti, specie la Riconciliazione – dice il sacerdote – rivelano “storie di fede” che mi aiutano a sentire quanto è fantasiosa l’azione di Dio».

GUIDA SPIRITUALE

Oltre alla Messa e alle confessioni, don Ruggero risponde alle richieste di preparazione al Battesimo, Cresima, Matrimonio e opera come guida spirituale. «Le relazioni che vivo in aeroporto sono molto gratificanti – assicura – con l’unico rincrescimento di non poter arrivare a tutti e soddisfare le molte richieste». (Fonte. Aleteia)


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