Il buon gusto, il tatto, la sensibilità e il pudore nei confronti dei bambini non conoscono distinzioni basate sull’orientamento sessuale. Il video promozionale del ‘Sardegna Pride’ tenutosi a Cagliari sabato 25 giugno ha infatti urtato molti omosessuali italiani che non si sono riconosciuti nella immagine macchiettistica della comunità gay presentata nel cortometraggio e che, soprattutto, hanno criticato il coinvolgimento nella trama dello spot di un minore che viene fatto oggetto di espliciti ammiccamenti di natura sessuale.

Un’indignazione trasversale si è sollevata da più parti come testimoniano le richieste di scuse avanzate in un comunicato congiunto sottoscritto dal senatore di Idea, Carlo Giovanardi, dal noto avvocato cassazionista transessuale, Alessandra Gracis, e da Alessandro Santini, coordinatore comunale di Forza Italia e consigliere comunale di Viareggio dichiaratamente omosessuale.

La nota esorta gli organizzatori e gli sponsor del Gay Pride di Cagliari 2016 a chiedere  scusa per l’orribile spot promozionale diffuso per l’occasione, “offensivo per la stessa comunità LGBT rappresentata come una sorta di Circo Barnum per abbigliamento e comportamento”.

“Lo spot è intollerabile – continuano Giovanardi, Gracis e Santini- anche per l’utilizzo di un minore, coinvolto in un pacchiano tentativo di proselitismo, seppur finalizzato al paradosso e alla presa in giro. Battersi contro le discriminazioni e per diritti uguali a quelli degli eterosessuali, non giustifica la diffusione di messaggi sguaiati che possono ferire la sensibilità di milioni di persone, etero, transessuali od omosessuali che siano, e che soprattutto – concludono – danno solo un’immagine distorta delle persone che gli organizzatori vorrebbero rappresentare ma che in larga parte non si sentono affatto da loro rappresentate”.

Lo stesso Giovanardi ha inoltre presentato insieme al Gaetano Quagliariello (Idea) un esposto alla Procura della Repubblica Cagliari, in cui i due senatori ricordano che “l’articolo 609 undicies del Codice Penale definisce adescamento “qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifizi, lusinghe o minacce poste in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione“. Inoltre – sottolineano i due senatori – l’art 600 ter del Codice Penale punisce chiunque distribuisce o diffonde notizie o informazioni finalizzate all’adescamento dei minori di anni 18 e l”art 414 bis del Codice Penale punisce chiunque “con qualsiasi mezzo e con qualsiasi forma di espressione pubblicamente istiga a commettere il delitto previsto dall’ art 600 ter Codice Penale”, aggiungendo nell’ultimo comma che “non possono essere invocate, a proprie scuse, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico, di costume”. Giovanardi e Quagliariello invitano quindi la Procura della Repubblica “a verificare se nella fattispecie emergano ipotesi di reato”.

Ricordiamo che il video in questione vede come protagonisti una madre e un bambino (un vero bambino di 9 anni non un attore camuffato da ragazzino) che passeggiano in parco e vedono avvicinarsi un gruppo di partecipanti al Pride. Due drag queen e un macho muscoloso in mutande accompagnati da altri manifestanti con bandiere arcobaleno. La mamma, rappresentata come una bigotta isterica, non vuole che il bambino guardi quel gruppo di persone ma questo viene attratto dalla comitiva festante e da uno dei due drag queen che gli mostra la lingua con atteggiamento che lascia poco spazio ad interpretazioni sbagliate.

Il Piccolo viene quindi avvolto all’improvviso da una nuvola e si trasforma istantaneamente in un gay, con tanto di ‘boa’ di piume fucsia attorno al collo.

“Troppo tardi, mamma! Ho già visto tutto! E’ fa-vo-lo-so”, dice infine il figlio alla mamma. Subito dopo una voce fuori campo distorta dice “diventa gay anche tu!”.

Forse c’è poco da sorprendersi visto e considerato che Mario Mieli  – principale fondatore del movimento lgbt italiano – era un convinto sostenitore della sessualizzazione precoce dei bambini intesa come liberazione dai tabù e dai pregiudizi.

Mieli, infatti, vedeva il bambino come l’espressione più pura della transessualità profonda cui ciascun individuo è votato. “È l’essere sessuale più libero, fino a quando il suo desiderio non viene irregimentato dalla Norma eterosessuale”. Ma ovviamente non si può dire che la maggior parte degli omosessuali condivida il pensiero di Mieli, come testimonia la dura presa di posizione dell’avvocato transessuale Alessandra Gracis.

Sorprende più quindi che non si sia pronunciata la curia di Cagliari, più attenta con il suo arcivescovo a prendere misure nei confronti don Massimiliano Pusceddu, il sacerdote reo di aver duramente criticato in una omelia le unioni civili e avere citato la Lettera di San Paolo ai romani  per denunciare l’omosessualismo dilagante. Fonte. La Bussola Quotidiana Servizio di Marco Guerra


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