Abu Rahman è un jihadista, un professionista della guerra santa. Sono gli uomini che con la violenza stanno scardinando un mondo, e che noi non conosciamo, riempiono i giornali le televisioni, la Rete, e non li conosciamo, scrive Domenico Quirico su La Stampa (12 novembre).

“GRAZIE DIO PER AVERMI FATTO UCCIDERE”
Andiamo così a conoscere il pensiero di questo uomo, peraltro molto schietto, diretto. Abu spiega con estrema chiarezza: «Che cosa provo ad uccidere? Vuoi sapere se ricordo chi ho ucciso per primo? In Iraq ho ammazzato il mio primo uomo, al tempo degli americani. Ho detto: grazie Dio, ti ringrazio perché hai guidato la mia mano. Continuo a ripeterlo».

UN GRUMO DI SANGUE
Richiama la Sura quando recita: “nel nome del tuo Signore, che ha creato, che ha creato l’uomo da un grumo di sangue”. «Un grumo di sangue. E allora perché avrei dovuto provar paura quando sono partito per la Siria? – domanda il jihadista – Bisogna andare ad aiutare i fratelli musulmani, la religione del vero, che patiscono di fronte a quei cani di sciiti infedeli…».

JIHAD E’ DOVERE
La jihad, per Abu, è «un dovere, non c’è scelta: la terra musulmana è in mano ai senza Dio, agli sciiti infami, la jihad viene prima dei figli del mangiare della casa del paese, devi combatterli con la parola i soldi le armi le leggi. Morire vivere… Parole, ci sono mujaheddin che combattono da 30 anni e sono ancora vivi altri che sono morti dopo un’ora… Decide Dio».

GLI OCCIDENTALI CHE “NON COMPRENDONO”
L’uomo accusa gli occidentali di «non capire» il valore della sua guerra. «Voi avete perso la voglia di combattere per la fede, la religione per voi funziona come per me il commercio, ma quello che è importante per me, per noi, è essere puri nel momento in cui ci si separa da questo mondo, avere una fine felice. Voi occidentali siete più forti: per il denaro, i mezzi, le armi che avete. Ma proprio per questo avete paura di morire e volete vivere a tutti i costi. Noi no. Vedi la saggezza di Dio? Attraverso la debolezza lui ci rende più forti di voi».

LA RESURREZIONE
Il giorno del Giudizio, per questo uomo, è quasi un’ossessione: «Nel giorno della resurrezione l’Onnipotente mi chiamerà a se: “Abu, hai assolto i tuoi doveri?”. “Mio dio, mi sono impegnato – gli risponderò – ho accettato di morire per te: tu sarai clemente allora…”».

EMERGENZA SIRIA
La Siria è imbottita di uomini come Abu. E’ sempre più un centro di riferimento dell’Isis come testimonia il rapporto pubblicato dall‘Ansa (12 novembre) sull’avanzato dello Stato Islamico. Col suo confine turco, rappresenta il centro di smistamento di jihadisti provenienti dai quattro angoli del mondo e offre la profondità territoriale necessaria al rafforzamento della presenza in Iraq. L’Isis ha abolito i “governatorati” siriani e iracheni con le “province”, dette in arabo wilaya.

I TERRORISTI IN LIBIA
In Libia, una presenza ancora minoritaria di jihadisti sarebbe insediata, nelle carte diffuse dall’Isis, della wilaya della Cirenaica, in quella del Fezzan e nella wilaya della Tripolitania.

TRA YEMEN E ARABIA
Nella Penisola araba invece parte dell’ala qaedista dello Yemen si è affiliata all’Isis nella wilaya dello Hadramawt. In Arabia Saudita, i recenti attentati rivendicati dai jihadisti nella regione orientale sono stati marchiati a livello mediatico dalla wilaya del Najd.

Nell’ultima frontiera, nel Caucaso e in Iran, l’Isis dice di operare clandestinamente, rispettivamente, nella wilaya Qawqaz (Caucaso) e in quella del Khorasan, ai confini con l’Afghanistan.

OPERAZIONE JWEB
Intanto in un blitz antiterrorismo in tutta Europa, guidato dai carabinieri del Ros in collaborazione con le autorità giudiziarie e di polizia di numerosi Stati europei, coordinate da Eurojust, sono stati emessi 17 ordini di custodia per associazione con finalità di terrorismo internazionale per l’operazione denominata “JWeb” (Agi, 12 novembre).

ARRESTO ECCELLENTE
Invece in Norvegia e’ stato fermato nel corso di un raid notturno, una controversa e nota figura del mondo islamico locale, Mulla Krekar,sospettato di pianificare un attentato in Italia.

Aleteia


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