Il diavolo e la sua jungla

Uno stimato giornalista leader del gossip, del mondo “leggero”, e un sacerdote schivo, esorcista diocesano, medico psichiatra; a prima vista non hanno nulla in comune: due mondi diversi, due esperienze lontane. Eppure sono riusciti a dare alle stampe un libro profondo, inquietante, rigoroso e sconvolgente: “Il diavolo”, edito da Mondadori. Il primo è Luciano Regolo, attualmente alla guida di l’Ora della Calabria ma già direttore di Novella 2000, Eva 3000 e Vip. L’altro è padre Raffaele Talmelli, laureato in Medicina e Chirurgia (specializzato in psichiatria), in Scienze tecniche di Psicologia della Comunicazione e in Discipline musicali. Un uomo di scienza, insomma, che affianca alla sua professione medica che ancora esercita anche quella di sacerdote, con il mandato del Vescovo a occuparsi di esorcismi; e che conosce profondamente la distinzione tra la malattia mentale e la possessione. Ma se l’incontro con satana è nella natura della sua missione, per Regolo è stata un’esperienza di vita che ha toccato persone a lui molto care finite nel giro perverso delle sette.

“Per far capire come opera il demonio – ha raccontato padre Talmelli a Roma durante la presentazione del volume presso la libreria Ibs di via Nazionale alla quale ha partecipato come relatore anche il nostro direttore responsabile don Aldo Buonaiuto – voglio fare un salto molto indietro nel tempo e andare all’opposto, parlando di una donna in odore di Santità, Maria Bolognesi. Quando ho avuto la fortuna di starle accanto, non mi ero accorto che fosse una santa; viveva la sua vita quotidiana con semplicità. Poi ne sono addirittura diventato il postulatore, comprendendo solo dopo di quanta grazia ci fosse nel suo vivere quotidiano. E’ uno scherzo del demonio – ha proseguito padre Talmelli – travestire la santità di irraggiungibile. Crediamo di doverla vedere in effetti speciali, ma non è così, ed ognuno di noi può percorrere quella strada. Ma attenzione, vale anche per il contrario. Pensando a satana ci aspettiamo di riconoscerlo in chissà quali forme, col rischio di vedercelo passare davanti e non riconoscerlo, dunque abbassando la guardia”.


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