I tiepidi nella fede? Vanno all’inferno

“I tiepidi vanno all’inferno” è il titolo di un libro appena uscito in Italia (Mondadori, 190 pagine, 12,90 euro) e scritto dal sacerdote Michel-Marie Zanotti-Sorkine, pastore a Marsiglia (Francia) e soprannominato “il parroco che moltiplica i parrocchiani” tanto le sue celebrazioni sono frequentate.

Padre Michel-Marie è animato da “una santa irrequietezza” e ha ridato vigore a una comunità esangue “non con prontuari di buone maniere, ma col fuoco di un carisma raro” (Tempi, 21 gennaio). Nato nel 1959 a Nizza da una famiglia mezza russa e mezza corsa, orfano già giovanissimo, è stato educato dai salesiani. La passione per la musica lo ha portato ovunque gli venisse data la possibilità di cantare, anche nei night-club. Ha poi prevalso la vocazione al sacerdozio, intuita già da bambino. Ordinato nel 2004, nel suo ultimo libro esorta i sacerdoti a dare una testimonianza più forte della loro fede. “Siamo onesti, la verità è questa”, scrive. “Siamo noi, che non abbiamo più il sacro fuoco. L’immagine che diamo del sacerdozio è troppo insignificante. Non tocca più il cuore”.

Dal canto suo, “è fedele solo a un folle folle precetto: ‘Non bisogna mai perdere nessuna piccola occasione per parlare di Cristo’”.

Il sacerdote sembra “l’incarnazione di quel che chiede papa Francesco quando domanda di andare verso le periferie esistenziali”, “e al tempo stesso sembra conservare il giudizio cristallino ratzingeriano che sa che non esiste accoglienza o bontà che non sia accompagnata da fascino e chiarezza”.

Padre Zanotti-Sorkine cura la liturgia – “Voglio che tutto sia splendente attorno all’eucarestia. Voglio che all’elevazione la gente capisca che Lui è qui, davvero. Non è teatro, non è pompa superflua: è abitare il Mistero. Anche il cuore ha bisogno di sentire” -, accoglie prostitute e senzatetto – “Do loro la comunione. Che dovrei dire? Diventate oneste, prima di entrare qui? Cristo è venuto per i peccatori e io ho l’ansia, nel negare un sacramento, che lui un giorno me ne possa rendere conto” – e chiede più sforzi ai suoi confratelli nel sacerdozio: “Il sacerdote è ‘alter Christus’, è chiamato a riflettere in sé Cristo. Questo non significa chiedere a noi stessi la perfezione; ma essere consci dei nostri peccati, della nostra miseria, per poter comprendere e perdonare chiunque si presenti in confessionale”.


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